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Accettazione corporea: cosa significa davvero oltre il body positivity

Oltre lo slogan del “body positivity”

Viviamo in un’epoca in cui il corpo è costantemente sotto i riflettori — nelle foto, nelle storie, nei confronti silenziosi con chi vediamo ogni giorno.


Parlare di accettazione corporea e di immagine corporea positiva è diventato più che mai urgente. Eppure, sono concetti spesso fraintesi.

In particolare è opinione diffusa che immagine corporea positiva e body positivity siano la stessa cosa e che la body neutrality si contrapponga a entrambe. Facciamo un po’ di chiarezza.

Innanzitutto la body positivity è un movimento e può essere promosso da chiunque senta di abbracciarne i valori. L’immagine corporea, invece, è un costrutto psicologico e il lavoro su un’immagine corporea positiva rappresenta una pratica psicoterapica nei percorsi di cura.

La presenza online della body positivity sui social media (ad esempio, #BoPo) nasce come tentativo di promuovere l’accettazione del corpo celebrando la diversità corporea e incoraggiando il rispetto e la cura a livello individuale per tutti i corpi.

Tuttavia, a causa della sua divergenza dall’attivismo per i grassi, i neri e le persone queer, presenta un punto cieco: spesso presenta, si concentra e promuove corpi giovani, bianchi, magri, normodotati e/o cisgender (Cohen et al., 2019a , 2019b ; Lazuka et al., 2020 ; Sastre, 2014 ).

Questo è un altro punto chiave che differenzia l’immagine corporea positiva dal movimento body positivity.

Un’altra differenza fondamentale riguarda la portata e i messaggi dei contenuti offerti. I messaggi e le immagini contenuti nella body positivity mettono in risalto l’aspetto fisico più di altre caratteristiche, mentre l’immagine corporea positiva si concentra sul corpo in modo olistico.

Nella ricerca scientifica e nella pratica clinica, infatti, queste parole hanno significati più profondi, che riguardano il modo in cui viviamo e abitiamo il corpo, più che come lo valutiamo.

Quando dunque in psicologia parliamo di Immagine corporea positiva, andiamo oltre l’idea di “piacersi” o “valorizzarsi”.

Come ricorda Wood-Barcalow, Alleva e Tylka (2024), un’immagine corporea positiva non coincide con l’assenza di insoddisfazione, ma con la capacità di rispettare, ascoltare e prendersi cura del corpo anche nei momenti in cui non lo si apprezza del tutto.


💬Immagine corporea positiva: cosa significa davvero oltre il body positivity

Sviluppare un’immagine corporea positiva non è un esercizio di autoconvincimento né un tentativo di vedersi “più belli”.


È un processo psicologico e relazionale profondo che riguarda il modo in cui viviamo il corpo, non solo come appare.

Secondo Tylka e Wood-Barcalow (2015), avere un’immagine corporea positiva significa:

  • Apprezzare ciò che il corpo può fare, non solo come appare;

  • Riconoscere e rispettare i suoi bisogni fisici, emotivi e relazionali;

  • Gestire in modo gentile e realistico i pensieri legati all’aspetto fisico.

Questa forma di accettazione non è statica: è un continuo allenamento di ascolto e di cura.


E, soprattutto, non si tratta di amarsi sempre, ma di smettere di combattere contro di sé.


💗 Body compassion: la gentilezza verso se stessə

Molte persone portano sul corpo segni di battaglie interiori: la malattia, le diete, le gravidanze, i cambiamenti legati al tempo.

Un concetto sempre più riconosciuto dalla ricerca è quello di body compassion (Homan & Tylka, 2015).


Si tratta della capacità di essere compassionevoli verso il proprio corpo, anche quando lo si percepisce imperfetto.

Chi sviluppa body compassion tende a:

  • vivere meno ansia rispetto al proprio aspetto;

  • ridurre i comportamenti alimentari disordinati;

  • costruire un rapporto più stabile e fiducioso con se stessə.

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⚖️ Body neutrality: sfatare i falsi miti

Negli ultimi anni si è diffuso il termine body neutrality, nato come risposta critica alla reazione negativa alla body positivity online e non è un costrutto nato dalla ricerca scientifica.

Viene spesso interpretato come “indifferenza” o “apatia” verso l’immagine corporea.

In realtà, i ricercatori (Wood-Barcalow, Alleva & Tylka, 2024) spiegano che è importante non pretendere di negare l’importanza di un’immagine corporea positiva, ma di spostare l’attenzione dal giudizio estetico all’esperienza corporea.


La body neutrality non è infatti nulla di nuovo rispetto all’immagine corporea positiva: resta una prospettiva che mette al centro funzionalità, benessere e presenza, invece di “sentirsi belli”.

In pratica, significa poter dire:

“Oggi non amo ogni parte del mio corpo, ma scelgo comunque di trattarlo con rispetto.”

Un passo di enorme valore psicologico, perché libera energia dal bisogno di piacersi costantemente e la restituisce alla possibilità di vivere.

In pratica, puoi rispettare il tuo corpo anche senza amarlo sempre.


Puoi approcciare al tuo corpo come a un alleato, uno strumento di esperienza e non come un oggetto da esibire.


🧠 L’immagine corporea come processo in evoluzione

L’immagine corporea non è fissa: si costruisce nel tempo, nel dialogo tra esperienze personali e cultura.


Cash (2004) ha mostrato come il modo in cui percepiamo il corpo dipenda da un intreccio di fattori: esperienze relazionali, rappresentazioni sociali, eventi di vita.

Ti sei mai chiestə da dove arriva la tua idea di “corpo giusto”?


Molto spesso, è un insieme di messaggi ricevuti e interiorizzati, più che una verità personale.

Per questo, il lavoro sull’accettazione corporea non riguarda solo l’individuo, ma anche il contesto:

  • gli ideali estetici irraggiungibili,

  • il linguaggio dei media,

  • le norme sociali che associano valore e moralità al corpo.


Oggi la ricerca invita a non fermarsi alla “riduzione dell’insoddisfazione corporea”, ma a promuovere attivamente un’immagine corporea positiva, che include accettazione, gratitudine, rispetto e connessione (Alleva et al., 2024).


🪞Dalla teoria alla vita: pratiche per abitare il corpo

Abitare il corpo con gentilezza non è un esercizio di pensiero, ma una pratica quotidiana.


Alcuni modi per iniziare:

  • Mangiare con consapevolezza, ascoltando fame, sazietà e soddisfazione sensoriale.

  • Muoversi per piacere, non per punizione.

  • Riprendere contatto con il respiro, con il ritmo naturale del corpo.

  • Parlarsi con rispetto, anche davanti allo specchio.

  • Coltivare gratitudine corporea, riconoscendo ciò che il corpo permette ogni giorno.

“Abitare il corpo” significa tornare a casa, anche quando quella casa non ci sembra perfetta.

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💬 Lavorare sull’immagine corporea in terapia

Per molte persone, sviluppare un’immagine corporea positiva è un percorso che si intreccia con la psicoterapia.
In particolare, quando ci sono esperienze di:

  • vergogna corporea,

  • disturbi alimentari,

  • malattie croniche,

  • traumi legati all’aspetto fisico.

In questi casi, non si tratta solo di “accettarsi di più”, ma di ricostruire fiducia nel corpo come spazio sicuro.


Puoi iniziare esplorando gratuitamente il Test per la valutazione dell’immagine corporea, utile per comprendere dove ti trovi in questo momento del tuo percorso.


💼 Per chi accompagna altre persone

Se sei psicologə, psicoterapeuta o professionista della salute, puoi trovare strumenti concreti per integrare la prospettiva della consapevolezza corporea nel tuo lavoro:

  • Supervisioni cliniche e di Mindful Eating, per confrontarti su casi complessi in uno spazio sicuro e competente;

  • Test di screening per l’idoneità alla Mindful Eating, per valutare se questo approccio è adatto alle persone che segui;

  • Percorso professionalizzante in Mindful Eating, riconosciuto ECM, per imparare a condurre percorsi individuali o di gruppo basati sull’alimentazione consapevole.

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🌻 Abitare il corpo, non aggiustarlo

Un’immagine corporea positiva non è un punto di arrivo, ma un modo di abitare la vita.


Significa smettere di chiedersi “come dovrei apparire?” e cominciare a chiedersi “come voglio vivere dentro questo corpo?”

È un cammino che non richiede perfezione, ma presenza.


Un passo alla volta, puoi imparare a guardarti con occhi più gentili e a costruire una relazione basata su rispetto, cura e autenticità.

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❓FAQ

1. L’accettazione corporea significa smettere di volersi migliorare?
No. Significa smettere di basare il proprio valore sull’aspetto. Migliorarsi può restare un desiderio, ma non una condizione per sentirsi validə.

2. Posso accettare il mio corpo anche se non lo amo?
Assolutamente, sì. L’accettazione non richiede amore incondizionato, ma rispetto e gentilezza quotidiana.

3. E se il mio corpo cambia (menopausa, gravidanza, malattia)?
È proprio in questi momenti che l’accettazione diventa una risorsa: ti aiuta a restare in connessione con te stessə, anche attraverso i cambiamenti.


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